NON CHIAMATELE RAGAZZATE – PARTE III – STORIE DI ORDINARIO BULLISMO

Continua la serie di articoli dedicati al fenomeno del bullismo.
Dopo aver esaminato le diverse forme che il bullismo può assumere (link) e le caratteristiche che lo rendono un problema più serio di quanto talvolta si pensa (link) oggi intendo parlare delle conseguenze che il bullismo può avere nella vita delle persone, nell’immediato ma anche nel lungo termine.
Per questo ho scelto di creare quattro storie-tipo, senza la pretesa di essere esaustiva né tantomeno di rappresentare un rapporto lineare di causa-effetto tra il bullismo e l’infinita complessità della vita di ciascuno di noi.
Le storie sono puramente inventate. O forse sono tratte non da una ma da mille vicende reali.Bullismo-nelle-scuole

Michele ha 8 anni quando la sua famiglia si trasferisce da una regione d’Italia ad un’altra per motivi lavorativi.
Inserito a scuola a metà dell’anno scolastico, Michele fatica ad integrarsi in un gruppo già formato. Le settimane passano ma nessuno sembra disposto a fare amicizia con lui. I compagni sembrano non aver imparato il suo nome e continuano a chiamarlo “quello nuovo”, parlando di lui come se non fosse presente. Se durante l’intervallo cerca di giocare a palla o a nascondino con i compagni, si sente dire che non c’è posto per un giocatore in più. Al momento di svolgere un’attività in coppia o di stare in fila per due per spostarsi da un posto all’altro, tutti protestano alla proposta della maestra di stare con lui. Gli altri bambini sembrano accorgersi di lui solo quando prendono le sue cose, le nascondono in giro per la scuola e ridono di lui quando si affanna a cercarle, oppure quando gli fanno il verso imitando il suo accento e facendogli perdere la concentrazione mentre è interrogato.
Sono tante piccole cose da bambini, ma sono più che sufficienti a far sentire Michele isolato e rifiutato.
In precedenza si era sempre trovato bene nel gruppo classe, era pieno di amici sia alla scuola dell’infanzia che alla primaria, e questa situazione è nuova per lui. Già parecchio scombussolato da tutti i cambiamenti, dal trasloco, dalla lontanza dai nonni e dalla perdita dei vecchi amici, non sa come far capire ai compagni che è come loro, che ama gli stessi giochi, guarda gli stessi cartoni e ha la stessa paura delle verifiche di matematica.
Non sa ancora dare un nome alle emozioni negative che prova in questa situazione, così ci pensa il suo corpo a parlare e chiedere aiuto per lui: sempre più spesso al mattino, al momento di andare a scuola, Michele ha un forte mal di pancia. A volte ha anche febbre e attacchi di vomito.
Preoccupata, la madre lo porta dal pediatra varie volte, ma senza risultato. Il bambino appare sano come un pesce ma i sintomi persistono, apparentemente immotivati.
Nel tentativo di alleviare il suo malessere fisico, l’unico di cui può rendersi conto, la madre gli somministra abitualmente farmaci e antibiotici, lo tiene spesso a casa da scuola e tende a curarsi di lui in modo iper-protettivo, sentendosi molto in ansia per la sua salute.
Alla fine dell’anno, gli insegnanti si vedono costretti a bocciarlo in ragione dei troppi giorni di assenza. Questo è un duro colpo per la sua autostima in costruzione, già messa a dura prova dall’insuccesso nel gruppo classe.
Con il passare degli anni Michele non penserà più a questo periodo della sua vita e quasi dimenticherà l’accaduto, ma un’insicurezza di fondo continuerà a minare la sua vita sociale e relazionale. L’immagine della scuola come un luogo di sofferenza e rifiuto danneggerà e rallenterà anche il suo percorso universitario.

Sofia ha 11 anni, studia danza con serietà per molte ore alla settimana ed è molto dotata.
Le compagne di corso, invidiose per la sua bravura, trovano nel suo sovrappeso il suo punto debole e la prendono molto in giro: la chiamano con nomignoli sgradevoli, fanno continue battute sul suo fisico, ridono di come si veste. L’insegnante di danza si rende conto di queste dinamiche, ma pensa che siano normali scherzi tra bambine, non vi dà peso e non fa niente per fermarle. Tutto questo alimenta in Sofia il timore che il sovrappeso, per quanto sia lieve, possa ostacolare il suo sogno di diventare una ballerina professionista.
Come accade a tutte le ragazzine della sua età, il suo corpo si sta trasformando: questo genera in lei sentimenti forti, ambivalenti e complicati da gestire. Non riesce a vedere bellezza e armonia in questo corpo che le sembra quasi estraneo, impazzito, ogni giorno diverso e inaffidabile. In tutta questa confusione la danza è per lei un importante punto di riferimento, l’identità di danzatrice le permette di riconoscersi e tenere insieme i pezzi di ciò che sta diventando. In questo momento della sua vita le prese in giro, per quanto banali agli occhi degli adulti e forse delle compagne stesse, la feriscono molto e la segnano profondamente.
Non può rendersi conto che anche le sue compagne provano le sue stesse insicurezze, e che le proiettano su di lei bullizzandola per il suo fisico.
Paradossalmente, per difendersi dall’immagine umiliante di sé che le danno le compagne, la fa propria e trova nello strato sovrabbondante del suo corpo una sorta di corazza di protezione, che nasconde la sua vera persona dagli sguardi giudicanti che sente su di sé. Passa un anno e Sofia lascia che il suo peso cresca sempre di più, cosicché il problema diventa effettivamente serio come non era prima, rischiando di ripercuotersi anche sulla sua salute, ora ma soprattutto in futuro. Passano due anni e il bullismo all’interno del gruppo continua. Sofia, ormai convinta di essere destinata al fallimento nel mondo della danza, lo abbandona. Diventa irritabile, aggressiva e insoddisfatta.
Anche se non incontra più le ragazze che la bullizzavano, quell’esperienza continua a condizionare tutti i suoi rapporti con gli altri: Sofia immagina inconsapevolmente che tutti la vedano soltanto per il suo sovrappeso, e schiva le relazioni interpersonali per paura di un rifiuto che crede inevitabile.
Passano gli anni, Sofia diventa una giovane donna adulta e ancora non riesce ad intraprendere relazioni sentimentali. Questo conferma ancora di più in lei la convinzione di non piacere a nessuno a causa del suo aspetto, quando in effetti è lei la prima ad avere un’immagine negativa di sé.
Un percorso di psicoterapia la aiuterà ad accettarsi e piacersi come persona, nella totalità delle sue sfaccettature, riattivando il suo slancio relazionale.
Graziano ha 13 anni, ama giocare a calcio, frequenta l’oratorio e vive in un piccolo paesino dove tutti si conoscono.
Mentre tutti i suoi amici cominciano a parlare di ragazze, lui sente nascere e rafforzarsi sempre di più dentro sé qualcosa di diverso: un’attrazione per i ragazzi.
Intuisce che le persone a lui più care, compagni e adulti, non accetterebbero facilmente questo aspetto di lui, ne ha paura e lo tiene nascosto.
Una sera, durante la festa patronale, Graziano e gli amici si allontanano dalla piazza principale del paese e salgono su un’altura per vedere meglio lo spettacolo pirotecnico.
Tra loro c’è Riccardo: Graziano ha con lui un’amicizia speciale e prova per lui dei sentimenti che lo confondono e a cui fatica ancora a dare un nome. Non si espone con lui per paura di rovinare la loro amicizia, ma mentre stanno tornando verso casa è Riccardo ad attardarsi appositamente per distanziare il gruppo e restare solo con Graziano.
Il fratello maggiore di Riccardo, ventenne, si è appartato nelle vicinanze con una ragazza e per caso scorge i due camminare mano nella mano.
Salutata la ragazza, chiama alcuni amici a raggiungerlo lì. In gruppo i ragazzi grandi aggrediscono Graziano, lo insultano e lo picchiano sotto gli occhi di Riccardo.
Ricoverato in ospedale, Graziano riporta ferite importanti anche se guaribili. Per vergogna e paura rifiuta di rivelare al personale sanitario e alla polizia l’identità dei suoi aggressori.
I pestaggi da parte del fratello di Riccardo e dei suoi amici si ripetono più volte, e in paese si diffonde il pettegolezzo riguardo a Graziano: tutte le sue paure sembrano essere diventate realtà.
Diventa sempre più introverso, esce solo per andare a scuola e torna subito a casa in fretta per paura di incontrare i suoi aggressori. Le sue amicizie e i suoi interessi si riducono al lumicino, tutto lo spaventa.
I genitori di Graziano hanno intuito il suo segreto, vorrebbero che lui si confidasse con loro e sarebbero pronti a offrirgli il loro sostegno, anche se una piccola parte di loro pensa che la colpa delle aggressioni sia anche del figlio, che non sa difendersi.
Una notte Graziano si alza dal letto, va in bagno e ingerisce grandi quantità di tutti i farmaci che trova, nel tentativo di togliersi la vita. Fortunatamente la madre lo scopre poco dopo e lo porta prontamente in ospedale, salvandogli la vita.
La famiglia di Graziano decide di trasferirsi altrove, nonostante i cambiamenti, i sacrifici e le perdite che comporta. Finalmente, lontano dal paese, Graziano trova il coraggio di denunciare i suoi aggressori, che vengono consegnati alla giustizia.
Laura ha 16 anni ed è quella che tutti definiscono “la classica brava ragazza”.
Una sera va alla festa di compleanno di un’amica ed è presente anche Giulio, per il quale Laura ha una forte infatuazione.
Per tutta la sera gli amici di Giulio, che lo considerano un leader, lo pungolano e lo sfidano riguardo alla sua capacità di conquistare una ragazza. Giulio si sente sotto pressione. Una compagna di classe, pensando di agire per il meglio, gli rivela che Laura ha una cotta per lui.
Giulio non nutre alcun interesse per Laura, ma un’ora dopo i due sono soli in una stanza della casa.
Lui insiste per farle togliere i vestiti. Laura non ha mai avuto un ragazzo, ma si sente molto attratta da Giulio e acconsente. Nella penombra non si accorge che dall’altro capo della stanza il cellulare di Giulio sta riprendendo la scena. Prima che possa accadere qualcosa fra loro, Giulio se ne va improvvisamente, lasciandola confusa e imbarazzata.
Pochi minuti più tardi, un messaggio contenente il video arriva sul cellulare a tutti gli amici di Giulio.
Il giorno dopo a scuola Laura si accorge subito che qualcosa non va: la gente la guarda, ride e fa commenti a bassa voce. Durante l’intervallo comincia a ricevere messaggi di scherno: le ragazze la insultano, i ragazzi le fanno complimenti volgari. Questa situazione va avanti per giorni e settimane, e i messaggi continuano ad arrivare a tutte le ore, rendendole la vita difficile anche fuori da scuola.
Nel frattempo il padre di uno degli amici di Giulio, che ha l’abitudine di controllare il cellulare del figlio, trova il video e lo pubblica su un sito internet per la condivisione di materiale pedopornografico, che frequenta abitualmente in segreto. Se qualcuno sporgesse denuncia alla polizia postale ci sarebbe modo di cancellare il video e punire gli adulti coinvolti, ma Laura, anche se a questo punto ha capito che Giulio l’ha ripresa, si vergogna talmente tanto dell’accaduto che non riesce a parlarne con nessuno. Il video quindi resta in rete, senza che nessuno possa proteggere la ragazza senza nome dallo sguardo dei pedofili.
Nel frattempo il clima a scuola diventa intollerabile per Laura, al punto che esprime ai genitori il desiderio di cambiare istituto. Poiché non se la sente di rivelare loro il vero motivo del suo malessere, si crea conflitto e ostilità tra la ragazza e i genitori, i quali credono che la figlia sia diventata scostante, superficiale e svogliata, si sentono delusi e non riconoscono in lei la ragazza di prima.
Più avanti nella sua vita, Laura faticherà a fidarsi e a lasciarsi andare nelle relazioni, fino a che non riuscirà finalmente a raccontare ai genitori e alle persone per lei importanti questa pagina dolorosa della sua adolescenza, cessando di sentirsi giudicata e soprattutto di giudicarsi.
Il bullismo ha molte facce e molte conseguenze. Se riconoscete in queste storie voi stessi, i vostri figli o qualcuno a cui tenete, potrebbe essere molto importante fare qualcosa, fosse anche solo parlarne. Nel prossimo e ultimo articolo vedremo alcune strategie utili per contrastare il bullismo.

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