LA RABBIA NEI BAMBINI – CAPITOLO I – 7 MITI DA SFATARE

Con il decadere dell’antico sistema educativo di stampo autoritario, la nostra società si è certamente liberata di tanti pesi e imposizioni, ma è anche rimasta un po’ mal fornita di fronte alle sfide educative sempre uguali e sempre diverse che le nuove generazioni pongono.

La rabbia e l’aggressività dei bambini, ad esempio, se prima venivano represse senza troppe cerimonie, oggi diventano finalmente oggetto di attenzione e discussione, ma talvolta mettono in difficoltà genitori, nonni, baby sitter, insegnanti e tutte le figure educative.

rabbia

In questo primo articolo vorrei discutere sette idee molto comuni sulla rabbia dei bambini, per mostrare come si possano modificare per renderle più adatte e più utili a relazionarsi con il bambino arrabbiato. Ci sarà un secondo articolo in cui vorrei mostrare alcune strategie per affrontare al meglio la rabbia dei bambini, in modi il più possibile confacenti ai bisogni di tutti.

– La rabbia è un’emozione negativa

Ogni emozione è positiva se ci fa stare bene oppure ci aiuta a crescere o a raggiungere i nostri obiettivi. Qualsiasi emozione è negativa quando ci fa stare male, ci impedisce di realizzarci o ci blocca nel nostro percorso di vita. Se è vero che difficilmente sentirci arrabbiati può farci stare bene, è vero invece che la rabbia può essere una reazione molto sana e molto utile di fronte alle avversità piccole e grandi: a differenza della tristezza, la rabbia ci spinge ad agire. Tutto ciò che dobbiamo fare, e soprattutto insegnare ai piccoli a fare, non è sopprimere questa energia, ma dirigerla verso un cambiamento migliorativo e non sfogarla in modo distruttivo sugli altri o su noi stessi.

Esempio: una bambina di 4 anni arrabbiata perché all’asilo una compagna le strappa di mano i giocattoli mentre lei li sta usando non ha bisogno di imparare a non arrabbiarsi, perché sta reagendo in modo sano a una negazione del suo spazio d’azione, e peggio sarebbe se lasciasse fare l’altra bimba senza tentare di opporsi. Ciò di cui ha bisogno è piuttosto imparare a difendere il proprio spazio negoziando e non picchiando la compagna.

– Un bambino felice non si arrabbia mai

Un bambino felice è in grado di provare tutte le emozioni – anche la rabbia – e di riconoscerle, accettarle, esprimerle e gestirle senza essere sopraffatto o governato da nessuna di esse. Allo stesso modo, una mamma perfetta non è né colei che non dà mai al figlio un motivo per arrabbiarsi, né colei che insegna al figlio a non arrabbiarsi mai: è piuttosto colei che permette al figlio di sperimentare la propria rabbia, a riconoscerla, padroneggiarla, esprimerla in modo non pericoloso e canalizzarla in modo costruttivo.

Esempio: un bambino al supermercato si arrabbia perché la mamma rifiuta di comprargli una bibita, e inizia a piangere e urlare. La madre si vergogna davanti agli altri clienti del supermercato, ma non cede all’impulso di comprare la bibita solo per calmare il bambino, perché ha ben presenti le motivazioni per cui ha deciso di limitare il consumo di bibite in casa: la salute del bambino, la prevenzione dell’obesità, delle difficoltà di concentrazione e dei comportamenti iperattivi correlati a un’eccessiva assunzione di zuccheri raffinati di tipo industriale.

– Sono i videogiochi e i cartoni animati violenti a rendere aggressivi i bambini

Da un lato è vero che alcuni prodotti per l’intrattenimento dei bambini, principalmente dei maschi, sembrano esaltare la violenza fisica in quanto tale, mostrando o rendendo protagonisti di combattimenti, uccisioni e sparatorie, e non si può dire che questo sia di per sé edificante per un bambino.

D’altra parte è vero anche che l’aggressività fa parte della natura umana di ognuno di noi da sempre, e determinati giochi sono tutt’al più l’occasione per scoprirla, sperimentarla e maneggiarla. Anche i cuccioli di molti animali giocano alla lotta: il fatto che attraverso il gioco i piccoli imparino a conoscere, gestire, sfogare e bonificare l’aggressività è un bisogno ancestrale, e non certo un’idea instillata in loro dalle innovazione tecnologiche degli ultimi decenni.

Inutile e dannoso, quindi, demonizzare televisione, computer e consolle vietando categoricamente al bambino ogni contatto con contenuti violenti, cosa che avrebbe come unici effetti quello di esaltarne ulteriormente l’attrattiva ai suoi occhi e quello di ostacolarlo nell’imparare a relazionarsi con la sua aggressività; utile e doveroso non lasciarlo solo di fronte a ciò che vede, ma porre dei limiti, dialogare, accettare di entrare nel suo mondo e accompagnarvelo.

– I genitori devono a tutti i costi nascondere i loro litigi e i loro problemi ai bambini per proteggerli

Questa idea è un retaggio di un concetto di famiglia alquanto datato. Una famiglia dove i bambini crescono sani e felici non è quella in cui grandi sforzi vengono dedicati al mantenimento di una facciata di fittizia armonia: è piuttosto quella in cui i bambini hanno modo di vedere e di imparare dagli adulti come si fa ad arrabbiarsi e allo stesso tempo a volersi bene, a vivere i conflitti e superarli, a farsi del male e poi a chiedersi scusa cercando se possibile di rimediare, oppure anche a separarsi senza eterni rancori, senza violenza gratuita, senza ripicche.

Questo, ovviamente, implica che gli adulti per primi abbiano un buon rapporto con la propria rabbia: a questo proposito, spesso un problema di aggressività in un bambino, specie se molto piccolo, si risolve nel modo più efficace con un lavoro su di sé e/o sulla coppia da parte dei genitori.

E’ vero, infatti, che un bambino imparerà ad arrabbiarsi così come vede arrabbiarsi gli adulti di riferimento: in questo senso è importante allora evitare di esporre il bambino non al conflitto di per sé, ma alla violenza e all’abuso. Chi cresce in una famiglia dove il papà picchia la mamma non solo penserà che questo sia normale, e forse picchierà a sua volta o tollererà di essere picchiata, ma soffrirà anche un vero e proprio trauma psicologico a causa della violenza assistita.

– Un bambino che tende ad arrabbiarsi spesso e molto diventerà un adulto violento e aggressivo

L’evoluzione di un bambino, i suoi cambiamenti, le vicissitudini che lo trasformano in un adolescente e in un adulto, lo sviluppo della sua personalità sono qualcosa di infinitamente complesso e sfaccettato, perciò è impossibile stabilire se questa affermazione sia vera o falsa: sarà vera per alcuni, o in parte, o a certe condizioni, e falsa altrimenti.

Più corretto è affermare il contrario: un bambino che non si arrabbia mai difficilmente potrà diventare un adulto sereno ed equilibrato.

E’ molto rassicurante per un genitore avere a che fare con un bambino posato, composto e condiscendente, ed è molto probabile quindi che un bambino che non mostra mai la propria rabbia riceva ulteriori incoraggiamenti in questo senso sotto forma di lodi per il suo buon comportamento. Quando però arrivano le burrasche emozionali dell’adolescenza e poi le sfide dell’età adulta, l’ex “bravo bambino” si trova impreparato di fronte a se stesso, non avendo potuto imparare a relazionarsi con la propria rabbia e ad utilizzarla in modo costruttivo: rischia allora di diventare insicuro, inibito, oppure di rivolgere l’aggressività contro se stesso in comportamenti di autolesionismo, oppure di restare in balia delle proprie emozioni senza saperle gestire, come se fossero forze invisibili a cui non sa dare un nome.

– I maschi si arrabbiano più delle femmine

Questo è un retaggio totalmente falso dei tradizionali stereotipi di genere, che vorrebbero il maschio “macho”, aggressivo e all’occorrenza prepotente, e la femmina gentile, tranquilla e all’occorrenza sottomessa. E’ vero piuttosto che nella nostra società l’espressione della rabbia e dell’aggressività è maggiormente incoraggiata nei maschietti e scoraggiata nelle femminucce, portando i primi a confondere la violenza con la forza e le seconde a sopprimere e rinnegare una parte importante della propria sfera emotiva.

Insegniamo allora ad entrambi ad utilizzare la propria rabbia in modo costruttivo e non distruttivo, senza negarla o sentirsi in colpa per il fatto di provarla.

Esempio: in una famiglia nasce un fratellino e tutti si aspettano che la sorella maggiore di 8 anni sia al settimo cielo e si comporti con lui come una piccola mammina. Lei però non può dire a nessuno che trova bellissimo il fratellino, ma che allo stesso tempo è anche molto arrabbiata per il fatto che la mamma le dedica meno attenzioni di prima. E’ ovvio che la mamma non può evitare di occuparsi per la maggior parte del tempo del nuovo arrivato, ma il solo vedere riconosciuta e legittimata la sua rabbia farà stare meglio la sorella più grande.

– Quasi sempre si tratta solo di un capriccio

Alcuni psicologi affermano provocatoriamente che i capricci non esistono: questa affermazione diventa molto più condivisibile di quanto potrebbe sembrare a prima vista, una volta che se ne capisca il senso.

Pensiamo ad un bambino di 3 anni che ha appena finito di mangiare un gelato e ne reclama a gran voce un secondo: difficilmente ciò che desidera davvero e di cui ha realmente bisogno è proprio un altro gelato, e soddisfare la sua richiesta non sarebbe una buona idea. Dietro a quello che si potrebbe definire un capriccio, però, c’è un altro desiderio e un altro bisogno, stavolta assolutamente reale, al quale è molto importante rispondere: quello di scoprire dall’adulto dove si trova il limite.

Prima di poter imparare l’autocontrollo, l’autoregolazione e la gestione autonoma di sé, un bambino ha bisogno che gli adulti di riferimento gli mostrino che esiste un limite e dove si trova, gli permettano di toccarlo e gli facciano capire quanto è importante e perché. Questo è uno degli insegnamenti più fondamentali che i piccoli si aspettano da noi, e uno dei modi in cui ce lo chiedono è quello di provare a fare un passo alla volta, in attesa di sentire da noi il “basta” di cui hanno bisogno, detto senza violenza ma anche senza sensi di colpa.

In questo articolo ho voluto parlare della rabbia dei bambini in termini generali, per introdurre un tema così importante. Ci sarà un secondo articolo in cui vorrei dare alcune linee guida di massima, qualche consiglio per venire in aiuto ai genitori, alle baby sitter, ai nonni e agli insegnanti che si sentono in difficoltà di fronte alla rabbia dei bambini.

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