LA SAGA DI HARRY POTTER E’ COSI’ AMATA PERCHE’… NON PARLA DI MAGIA

Un articolo sulla saga di Harry Potter potrebbe sembrare azzardato in un sito che tratta di psicologia, ma da grande amante di questa saga mi sono a lungo interrogata su come sia possibile che l’interesse per essa in tutto il mondo non accenni a diminuire, anche a 20 anni dall’uscita del primo libro e 10 dalla pubblicazione di quello conclusivo (non considero infatti parte della saga il recente Harry Potter e la maledizione dell’erede, in quanto al di là di tutto ciò che si potrebbe dire sul suo valore artistico e su quello commerciale, non è stato scritto dall’autrice della saga).

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Inizialmente fraintesa come semplice favola per bambini o tutt’al più per adolescenti, ben presto la saga ha dimostrato di essere molto di più e di avere qualcosa da dire al pubblico di tutte le età, in un crescendo tematico e drammatico che accompagna la crescita del giovane protagonista: dalla scoperta di un mondo magico dai toni fiabeschi alla battaglia finale contro il mago più malvagio di tutti i tempi, passando per molteplici sfide, delusioni, capovolgimenti di prospettiva e incontri che cambiano la vita, compreso quello con la morte.

Oggi Harry Potter continua a conquistare le nuove generazione mentre non se ne va dal cuore degli ex-undicenni di ogni età, e non di rado sorprende piacevolmente anche genitori e insegnanti.

Dare una lettura psicologica completa di tutti i temi contenuti nella saga, compresa un’interpretazione junghiana del ricchissimo simbolismo di cui è intrisa, richiederebbe come minimo un altro libro ed esulerebbe dalle mie capacità. Mi sono limitata a scegliere tre temi che, come evoca provocatoriamente il titolo, rendono il libro una ricca metafora delle sfide cruciali della vita reale, e non un semplice mezzo di evasione dalla realtà.

1 – In quasi tutti i capitoli della saga compaiono episodi di bullismo a scuola, talvolta descritti anche in modo piuttosto crudo.

Harry e i suoi amici subiscono aggressioni verbali, fisiche e magiche da parte di Draco Malfoy e del suo gruppo.

Nel primo libro lo stesso Harry, insieme a Ron, deride Hermione per la sua forte dedizione allo studio scambiata per saccenza e arroganza. La grande amicizia che legherà i tre protagonisti per tutta la saga nasce solo dopo che i due ragazzini, sentendosi in colpa, andranno a cercare la compagna appena in tempo per salvarla da un troll.

Nel secondo libro i protagonisti fanno conoscenza con il fantasma di Mirtilla, una ragazza uccisa da un mostro chiamato Basilisco mentre era in bagno a piangere dopo l’ennesimo episodio di bullismo: si potrebbe vedere in questa vicenda l’allegoria di una delle troppe storie di cronaca riguardanti adolescenti che si suicidano o tentano di farlo perchè vittime di bullismo.

Inoltre Voldemort e i suoi seguaci hanno tra i loro principali ideali quello della “purezza” del sangue nella comunità magica, e disprezzano i molti maghi e streghe figli di genitori Babbani, ciè non dotati di poteri magici, considerandoli inferiori contro ogni evidenza (alcuni dei maghi e streghe più brillanti che compaiono nella saga hanno genitori Babbani). E’ facile vedere in questa ideologia un’allegoria del razzismo.

Esistono poi una varietà di creature magiche con intelligenza e sentimenti pari a quelli umani, che però vengono considerati come animali o come servi dai fautori dell’ideologia della superiorità dei maghi. E’ difficile non ravvisare in questi elementi fantasiosi un’accusa a nome di popoli reali che nel corso della storia sono stati vittime di pregiudizi, genocidi e sopraffazioni violente.

L’autrice della saga tocca senza paura anche il tema dell’HIV, scottante all’epoca in cui scrisse e indebitamente sottovalutato oggi: il personaggio di Remus Lupin, capace professore di assoluta nobiltà d’animo che con la luna piena si tramuta in un lupo mannaro, rappresenta dichiaratamente una persona affetta da HIV. Anche lui è vittima di pregiudizi e sospetti, è apprezzato da poche persone, fatica molto a trovare lavoro, risente della malattia nei sacrifici quotidiani che impone e inizialmente si nega una relazione d’amore per paura di contagiare chi ama, ma alla fine riuscirà ad avere un matrimonio felice ed un figlio sano.

Il personaggio di Albus Silente nelle dichiarate intenzioni dell’autrice è omosessuale, anche se questo non traspare mai nella saga, se non molto indirettamente.

Per contro, molti personaggi dalla facciata irreprensibile, altolocati (Lucius Malfoy) e apprezzati (la professoressa Umbridge, ben vista nell’ambiente del Ministero della Magia, e il giovane Voldemort, molto popolare ai tempi della scuola) si rivelano essere ipocriti, gretti e malvagi.

Il chiaro messaggio di tutto ciò è che le nostre origini e tutto ciò che fa parte di noi senza che l’abbiamo scelto non definiscono il nostro valore come persone.

2- Nell’antefatto al primo libro Harry Potter sopravvive, unico nella storia della magia, all’anatema che uccide, pur essendo un bambino di un anno di fronte al mago oscuro più forte del mondo: la comunità magica pensa che possieda chissà quali incredibili poteri e si attende da lui cose mai viste prima.

Lui stesso non ha idea di come si sia salvato fino a quando Albus Silente gli rivela che è stato l’amore di sua madre, che ha sacrificato la sua vita nel tentativo di difenderlo da Voldemort, ad avergli donato una protezione più forte della magia oscura.

Quello che forse non tutti sanno o hanno notato è che Voldemort, il male, viene sconfitto una seconda volta grazie all’amore di una madre. Durante la battaglia finale tra l’esercito di Voldemort e la gente di Hogwarts Harry, angosciato dallo spargimento di sangue in corso, decide di consegnarsi a Voldemort che lo attende nella foresta per porre fine alla battaglia senza ulteriori vittime. Qui viene nuovamente colpito dall’anatema che uccide, ma di nuovo sopravvive a scapito del frammento dell’anima di Voldemort intrappolato in lui dopo fallimento del primo tentativo di ucciderlo. Narcissa Malfoy viene incaricata di verificare che sia morto e si accorge subito che Harry è vivo, ma pur essendo una seguace di Voldemort non tiene al trionfo del male quanto alla salvezza di suo figlio Draco, che si trova in mezzo alla battaglia che imperversa ad Hogwarts. Sa che l’unico modo per arrivare al castello e ritrovarlo è far parte del corteo di Voldemort vittorioso: allora mente al Signore Oscuro, gli fa credere che Harry sia morto e l’esercito malvagio si dirige fino a Hogwarts, dove Harry si rivelerà vivo e cogliendo di sorpresa Voldemort lo sconfiggerà definitivamente.

Harry, l’unico in grado di sconfiggere Voldemort, non sarebbe più sopravvissuto a un terzo tentativo di ucciderlo: se non fosse stato per l’amore di Narcissa verso suo figlio Draco, Voldemort avrebbe vinto.

Ma chi è in fondo il Signore Oscuro? E’ il bambino non amato. Sua madre, vittima a sua volta di una famiglia violenta in un contesto socialmente deprivato, ha sedotto il marito babbano grazie a una pozione d’amore, ma una volta rimasta incinta ha smesso di somministrargliela, perchè non sopportava più di ingannare l’uomo che solo ora amava davvero, o perchè credeva di avere nel frattempo conquistato il suo affetto, o almeno che lui sarebbe rimasto per il bambino: così non è stato, e lei essendo stata abbandonata si è lasciata morire per il dolore subito dopo il parto, lasciando il figlio in orfanotrofio.

Tom Riddle è cresciuto schiavo del disprezzo per tutti i Mezzosangue come lui, inconsciamente convinto di essere così privo di valore da non aver ottenuto nemmeno l’amore di sua madre; schiavo dell’odio per tutti i Babbani, come il padre che l’aveva abbandonato; schiavo dell’ambizione per il suo bisogno di fama, reverenza e ammirazione, approssimativi sostituti dell’amore; schiavo della paura della morte, contro la quale era sempre stato privo di protezione. Da qui nasce il suo desiderio di annientare i Mezzosangue, sottomettere i Babbani, dominare il mondo e spingersi ai confini estremi della magia nera alla ricerca dell’immortalità.

Solo l’amore totale e incondizionato è l’unica “magia” in grado di contrapporsi al male.

3- A partire dal secondo libro scopriamo il terzo e ultimo motivo per cui la saga di Harry Potter, attraverso la metafora fantastica della magia, ci parla di cose con cui tutti abbiamo a che fare nella vita reale.

Emerge che Harry, l’eroe senza macchia e senza paura, ha più cose in comune con Voldemort di quante gli piacerebbe pensare oltre all’essere entrambi orfani. Anche lui deve fare i conti con la propria parte più oscura ed enigmatica.

Harry come Voldemort sa parlare il linguaggio dei serpenti, abilità estremamente strana e rara perfino nel mondo della magia e fortemente associata alla magia nera: questo gli attira diffidenza e sospetto da parte di chi non lo conosce bene. Inoltre Harry in sogno ha visioni su ciò che accade a Voldemort e nella sua mente.

Progressivamente nel corso dei libri capiamo che Voldemort, quando ha fallito dell’uccidere Harry neonato, ha inavvertitamente perduto dentro ad Harry un frammento della sua anima resa già instabile, debole e disgregata dalla magia nera con la quale si era spinto ai limiti estremi.

Questo frammento dell’anima di Voldemort è ciò che dà ad Harry le visioni, la capacità di parlare il Serpentese, il dolore alla fronte quando Voldemort è vicino e in definitiva la prerogativa di essere l’unica persona in grando di sconfiggerlo.

Questa rivelazione sconvolge Harry, che si interroga sulla propria vera natura: il frammento di magia oscura dentro di lui lo renderà cattivo? Magari dispiegherà il suo potere all’improvviso, facendogli perdere il controllo di sé e trasformandolo in un altro? Perchè a scuola è stato assegnato a Grifondoro, la casa dei coraggiosi e dei cuori grandi, e non a Serpeverde, la casa degli ambiziosi e degli audaci, dalla quale sono usciti tutti i maghi oscuri più famosi?

“Perchè l’ho chiesto io.” Confida Harry al preside Silente, temendo che questa ammissione distrugga ogni speranza che questi riponeva in lui.

“Appunto” replica il preside in quello che è uno dei momenti più belli della saga “non sono le cose che ci sono successe o le nostre capacità, ma le nostre scelte a definire chi siamo”.

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