DISFUNZIONE ERETTILE PSICOGENA: UN TABU’ DA AFFRONTARE – PARTE I

Nei nostri tempi si parla molto, e giustamente, degli stereotipi e delle aspettative sociali di cui sono vittime le donne.

Ciò di cui purtroppo si parla molto meno sono i ruoli stereotipati di cui sono vittime gli uomini.

Pur nei grandi cambiamenti culturali che la nostra società ha attraversato e sta attraversando, resta l’idea di fondo che un uomo per essere tale debba essere forte, prestante, padrone di ogni situazione e sempre pronto all’azione… anche per quanto riguarda il sesso.

Soprattutto dagli uomini giovani ci si aspetta che siano sempre sessualmente eccitati e disponibili.

In questo contesto, si comprende quanto sia difficile per chi ha problemi di erezione accettare e affrontare questa situazione.

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La disfunzione erettile è la persistente difficoltà o impossibilità ad avere o a mantenere l’erezione a sufficienza per vivere un rapporto sessuale soddisfacente. Non va confusa con altri disturbi sessuologici maschili, come l’anorgasmia o l’eiaculazione precoce, e non equivale nemmeno a un calo del desiderio sessuale.

Anche se di solito il desiderio sessuale resta presente nonostante la disfunzione (cosa che ovviamente alimenta una forte frustrazione), talvolta un calo del desiderio potrebbe insorgere in seguito alla disfunzione, come strategia di difesa inconscia che permette all’uomo di sottrarsi dalla situazione problematica.

E’ importante inoltre ricordare che occasionalmente l’erezione può mancare per i più svariati e banali motivi, dalla stanchezza all’eccesso di alcool alle condizioni ambientali non ottimali (ad esempio un luogo troppo freddo, o una probabilità oggettivamente alta di subire intrusioni da parte di coinquilini o famigliari durante l’atto). Se si tratta di un episodio isolato e raro non deve destare attenzione o preoccupazione.

Anche se i dati statistici sulla disfunzione erettile in Italia sono contraddittori e di difficile interpretazione (a seconda dei diversi studi e dell’età dei pazienti la percentuale stimata varia tra il 2 e il 48% della popolazione maschile), due cose sono certe: primo, questo disturbo colpisce molte più persone di quante si potrebbe pensare; secondo, anche se l’incidenza aumenta notevolmente al crescere dell’età, il numero di uomini giovani che ne soffrono non è trascurabile. Talvolta, anzi, il problema si manifesta immediatamente alle prime esperienze sessuali nella vita.

In questo articolo vorrei concentrarmi sulla disfunzione erettile di origine psicologica e relazionale, e non fisica. Se soprattutto negli uomini in età più avanzata il problema è di competenza medica, tra gli uomini più giovani si tratta più spesso di un disturbo psicosomatico.

Il fatto che l’erezione si manifesti senza difficoltà in situazioni diverse dal rapporto sessuale con un’altra persona, ad esempio nell’autoerotismo o al risveglio mattutino, dovrebbe rassicurare del tutto l’uomo sul fatto che non ha alcun problema organico, né tanto meno la prospettiva di un declino irreversibile.

Se l’erezione è assente in qualsiasi momento e situazione, approfondimenti medici possono essere utili per scoprire eventuali cause organiche. Malformazioni, malattie croniche, uso regolare di alcuni tipi di farmaci e stili di vita antisalutari possono essere tra le cause mediche della disfunzione.

Nel caso in cui il problema non sia fisiologico, però, questo non significa certo che non sia reale, e non va minimizzato o sminuito.

Ma quali sono le cause per cui un uomo senza alcun problema organico avrebbe persistenti difficoltà di erezione? I fattori sono molteplici e di diversi tipi, e vanno pensati come parti interagenti e interconnesse di una dinamica complessa.

L’uomo che soffre di disfunzione erettile psicosomatica si trova in una condizione in cui per qualche motivo non riesce a lasciarsi andare nel rapporto, abbandonando difese, giudizi e paure.

Abbiamo già accennato a come le aspettative sociali abbiano un ruolo nel mettere in difficoltà gli uomini con la loro sessualità. Lo stereotipo dell’uomo “macho” è ancora presente, e pone agli uomini uno standard di virilità, prestanza e forza con cui il confronto obbligato può essere difficile da sostenere.

Il sesso oggi sembra apparentemente sdoganato, liberato da ogni tabù, quasi esibito fino all’eccesso: il consumo di materiale pornografico, in questo senso, aggiunge un ulteriore livello di complessità a quanto detto finora. Soprattutto ai giovani uomini alle prime esperienze sessuali, infatti, la pornografia pone aspettative e modelli irrealistici rispetto alla “prestazione” sessuale: nel momento in cui, ovviamente, la realtà non corrisponde a quella rappresentazione distorta ed esagerata, si innescano e si alimentano paure di non essere all’altezza e di apparire inadeguati.

Accanto a questi imperativi di prestanza e disinibizione, però, ne è presente un altro di segno opposto e contraddittorio, fortemente intriso anche di implicazioni religiose: è la proibizione nei confronti della sessualità, che per quanto sia sempre stata più severa verso le donne e si sia negli ultimi decenni notevolmente allentata, condiziona ancora a livello profondo la vita psichica di tutti noi, anche quando non ce ne rendiamo conto.

E’ facile capire quanta conflittualità e quanto stress possa derivare dalla sotterranea convinzione che il sesso sia qualcosa di sbagliato, sporco o pericoloso, quando questa idea coesiste con una massiccia iper-sessualizzazione dell’esperienza umana.

I fattori culturali menzionati finora hanno maggiore presa quando trovano terreno fertile nella mente di chi si porta già dentro un’insicurezza di fondo, un generale senso di inadeguatezza preesistente, una bassa autostima, un’immagine di sé povera e svalutata.

Esistono altri stati emotivi che possono influire negativamente sull’erezione: ad esempio stress, stanchezza e ansia, magari dovuti al lavoro o comunque a situazioni che non hanno niente a che fare con la sessualità. Queste condizioni però dovrebbero essere solo momentanee e passeggere, e se la disfunzione persiste per mesi non è utile utilizzarle a oltranza come spiegazione.

Anche la tristezza cronica, che può arrivare a configurare una vera e propria depressione, ha effetti negativi sulla sessualità. E’ estremamente probabile che in questo caso alla disfunzione erettile si accompagni un generale calo del desiderio sessuale. La depressione, spesso vista erroneamente come un disturbo tipicamente femminile, va riconosciuta e trattata con la massima attenzione.

Anche alcune specifiche paure possono dare luogo a una “diserzione” del corpo come inconscia strategia di difesa: particolarmente rilevanti sono la paura di dare luogo ad una gravidanza indesiderata o di contrarre una malattia a trasmissione sessuale.

L’ambito su cui però è più utile e interessante riflettere è quello della relazione, sia quando si cercano le cause della disfunzione erettile, sia quando se ne cerca la soluzione.

Qualsiasi disturbo sessuale, sotto molti punti di vista, è sempre in una certa misura un disturbo di coppia.

Come abbiamo già visto, nella stragrande maggioranza dei casi la disfunzione erettile di origine psicogena si manifesta solo durante i rapporti a due, e non in altre situazioni.

Molto spesso, infatti, il nodo del problema sta in una visione distorta e riduttiva del rapporto sessuale come una “prestazione”.

L’idea che la durata del rapporto, la grandezza del pene o la quantità di piacere che si riesce a dare all’altra persona definiscano il valore di un uomo, genera uno stato mentale e cerebrale di ansia e di iper-vigilanza che è l’esatto opposto del gioioso abbandono che permette di vivere bene la sessualità.

Una relazione amorosa conflittuale è un altro dei fattori che possono essere alla base del problema: rancore, rabbia, disamore o altri sentimenti negativi inconsci e nascosti, quando non vengono espressi a parole, possono essere manifestati dal corpo, che di propria silenziosa iniziativa si nega.

Più spesso, però, la situazione è diametralmente opposta: molti uomini hanno difficoltà di erezione proprio quando vivono un intenso coinvolgimento affettivo, anche se non le hanno nei rapporti sessuali occasionali o a pagamento.

In questi casi la dinamica emotiva alla base del problema può essere la paura, consapevole o meno, di legarsi troppo a una persona. Questo a sua volta può spaventare per svariati motivi: la perdita della libertà (sessuale e non), il rischio di essere abbandonati, la necessità di assumersi delle responsabilità.

Chi ha già avuto esperienze sentimentali finite male, che hanno comportato molto dolore, è più vulnerabile alla paura di fidarsi e coinvolgersi nuovamente in una relazione amorosa.

Inoltre, quando teniamo molto ad una persona, attribuiamo maggiore importanza al suo giudizio e all’immagine che questa ha di noi: maggiore è l’investimento affettivo, maggiore può diventare il timore di non soddisfare l’altro, di non essere adeguati, di deluderlo. E questa paura rischia di dare luogo, anche a livello neurologico e biochimico, a circuiti di ansia e iper-vigilanza che ostacolano l’eccitazione erotica.

Spesso, purtroppo, il manifestarsi di difficoltà di erezione instilla nell’altra persona la paura di non piacere, di essere rifiutata, di non essere in grado di provocare eccitazione o di essere sul punto di venire lasciata.

Come si vede, entrambi i membri della coppia con disfunzione erettile finiscono paradossalmente per provare gli stessi dolorosi vissuti di insicurezza, auto-svalutazione e paura dell’abbandono.

Qualunque siano le dinamiche psicologiche e relazionali che determinano la comparsa della disfunzione erettile, il rischio più grande è quello che si crei un circolo vizioso: in seguito ad uno o pochi episodi passeggeri si alimenta l’aspettativa che il problema si ripresenti, il che genera ansia da prestazione, vissuti di inadeguatezza, paura di deludere o addirittura perdere la persona amata. Queste emozioni hanno effettivamente conseguenze negative sulla comparsa o sul mantenimento dell’erezione, dando luogo ad un altro “fallimento” e alimentando ulteriormente la percezione che il problema sia insormontabile.

Fortunatamente non è così, e la probabilità di riuscire a risolvere il problema è tanto più alta quanto più tempestivamente lo si affronta.

Nel prossimo articolo, quindi, parleremo di ciò che si può fare per ritrovare una sana e soddisfacente vita sessuale.

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