SALUTE, RIMEDI NATURALI E MEDICINE ALTERNATIVE: ALCUNI MITI DA SFATARE

Attualmente nella nostra società, per quanto riguarda la cura della salute, si assiste a un grande successo delle medicine “naturali” o “alternative”.

Questa tendenza riguarda in misura rilevante anche il benessere psicologico, anzi, problematiche al confine tra i mondi del corpo e della psiche, come i disturbi del sonno, l’ansia, i sintomi psicosomatici o i disagi della menopausa sono spesso tra le situazioni in cui più facilmente si ricorre alle medicine alternative e naturali.

Per questo ci tengo a sfatare alcuni “miti” che nell’opinione comune si associano a questo tipo di cure, convinzioni che possono non solo alimentare false speranze, ma anche diventare pericolose e dannose.

Inevitabilmente questo articolo potrà contenere dei “voli pindarici” un po’ arditi o apparire semplicistico, trattando insieme argomenti molto diversi e discipline molto varie: non c’è ovviamente pretesa di esaustività o di generalizzazione.

 

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– Un farmaco naturale non può fare male

Questa idea, una delle più diffuse e delle più determinanti alla base del successo dei rimedi naturali, è semplicemente falsa.

I rimedi naturali hanno controindicazioni ed effetti collaterali esattamente come i farmaci di sintesi.

Così come in natura esistono piante e animali in possesso di sostanze in grado di uccidere, esistono farmaci a base di sostanze naturali che possono diventare molto pericolosi per determinate categorie di pazienti.

Particolare attenzione va prestata per chi soffre di una patologia cronica e per chi assume regolarmente altri farmaci, con i quali il rimedio naturale può creare dannose interferenze. Ad esempio l’iperico, una pianta i cui derivati possono essere utilizzati per combattere la depressione, ostacola l’azione di molti altri farmaci, tra cui alcuni ansiolitici, antiepilettici, anti-ipertensivi, contraccettivi orali, e alcune terapie contro patologie importanti come l’HIV o il cancro, è quindi molto pericoloso assumere iperico per chi è già in cura per questi ed altri problemi.

Spesso i rimedi naturali vengono preferiti dalle donne in gravidanza e allattamento o dalle mamme per i loro bambini, proprio nella convinzione che naturale equivalga a innocuo, e questo è paradossale perché non è così, anzi, la gravidanza e l’età pediatrica sono momenti delicati in cui bisogna valutare con cautela ancora maggiore l’assunzione di qualsiasi sostanza. Esistono ad esempio banali lassativi in grado di porre in serio pericolo la sopravvivenza del feto soprattutto durante i primi periodi di gestazione.

Tutto quanto detto finora, ovviamente, vale anche per le forme di medicina alternativa che non contemplano la somministrazione di sostanze, come l’agopuntura e la riflessologia plantare.

Perfino gli apparentemente semplici massaggi, se eseguiti per scopi di cura (anche solo per un banale dolore muscolare) o in presenza di patologie o condizioni delicate di sorta, non andrebbero lasciati al fai-da-te.

– Le cure naturali possono essere liberamente scelte, prescritte e somministrate da chiunque

La propensione per le cure alternative si accompagna talvolta a una diffidenza, quando non ad un dichiarato rifiuto, verso le figure professionali di ambito sanitario in favore di una “libertà” di scegliere le proprie cure da soli o su indicazione di professionisti diversi dai medici.

Proprio per i motivi spiegati più sopra, però, anche le cure naturali dovrebbero essere assunte solo su indicazione di una figura professionale adeguatamente competente e istruita.

E’ importante evidenziare che in Italia figure come quelle del naturopata, dell’iridologo, dell’ omeopata o del terapeuta olistico non sono normate da alcuna legge e non rientrano tra le professioni sanitarie riconosciute dalla legge attualmente in vigore, la 4/2013, che ponendo standard scientifici e deontologici protegge i cittadini da rischi, abusi e scorrettezze. La sempre più diffusa figura dell’osteopata sta attraversando un processo di transizione verso un riconoscimento legislativo, ma non va confusa con la professione sanitaria del fisioterapista.

Questo non significa che le cure naturali siano solo falsità e che tutti coloro che le esercitano siano dei truffatori o degli irresponsabili: se si desidera accedere come pazienti al complesso mondo della medicina naturale, è bene scegliere con attenzione a chi rivolgersi.

Esistono ad esempio molti medici che, laureati e abilitati alla professione medica, si sono appassionati e specializzati in alcuni ambiti della naturopatia, come l’agopuntura, e farmacisti esperti in preparati fitoterapici: sono quindi in grado di applicare le terapie alternative alla luce di una solida preparazione fondata su basi scientifiche.

Ricordate che fare domande per conoscere il curriculum, le qualifiche, i titoli e la formazione del professionista a cui vi rivolgete è un vostro diritto. Chi si rifiutasse di rispondere o desse risposte non del tutto chiare, complete ed esaustive violerebbe un importante principio deontologico a cui i professionisti sanitari sono tenuti, e chi dichiara falsità circa la propria preparazione e professionalità commette un reato.

Un professionista serio, qualsiasi disciplina pratichi e da qualsiasi formazione provenga, prima di intervenire vi porrà una serie di domande anamnestiche per valutare l’intervento rispetto al vostro caso e alla vostra situazione, e mai sosterrà di possedere la soluzione sicura a qualsiasi problema.

Se quando mostrate al professionista della medicina naturale un referto medico o gli parlate dei farmaci che state assumendo questi mostra un atteggiamento banalizzante e noncurante, con affermazioni tipo “gli esami del sangue non mi interessano” o con inviti più o meno netti ad abbandonare senza troppe cerimonie tutte le altre terapie in corso, questo potrebbe essere un significativo campanello d’allarme circa la sua serietà.

Per le professioni sanitarie soggette al controllo di un Ordine professionale, come il medico, il farmacista e lo psicologo, la trasparenza è d’obbligo: chiunque può visitare il sito internet nazionale o regionale dell’Ordine professionale, e verificare se chi dice di essere un medico, un farmacista o uno psicologo lo è veramente, o se sta commettendo un reato e un grave abuso nei confronti di una persona bisognosa di cure.

Detto ciò, i percorsi formativi in alcuni ambiti delle medicine alternative sono aperti a chiunque e sono estremamente variabili per durata, consistenza e solidità, nulla vieta quindi ad un professionista non laureato di possedere realmente una solida competenza in uno specifico ambito delle medicine alternative, come i fiori di Bach o la riflessologia plantare. Sta al paziente valutare rischi e benefici a tutela della propria sicurezza, tenendo presente che nulla è più importante della salute!

I farmaci naturali e quelli omeopatici sono la stessa cosa

Falso, e anche qui la situazione è più complessa di quanto sembra. Questo articolo non ha pretese di esaustività, ma per evitare almeno un eccesso di semplificazione possiamo suddividere i farmaci naturali in fitoterapici e omeopatici.

I farmaci fitoterapici sono preparazioni che, a differenza dei farmaci comuni, non contengono sostanze di sintesi ottenute in laboratorio (ad esempio il paracetamolo), ma sostanze derivate da vegetali o comunque presenti in natura, e sovente ne portano il nome (ad esempio l’echinacea, il cui uso è simile appunto a quello del paracetamolo).

Detto questo, si basano sullo stesso identico principio della medicina scientifica, ovvero sull’idea che introdurre nel corpo una sostanza possa andare a correggere uno squilibrio patologico, eliminando il problema oppure riducendone i sintomi. La differenza tra i farmaci fitoterapici e quelli comuni sta quindi nella provenienza e nelle modalità di preparazione.

Cosa diversa è l’omeopatia, disciplina che si basa su principi totalmente diversi e per certi aspetti radicalmente opposti: inventata nell’Ottocento da un medico tedesco, parte dal presupposto che “il simile si cura col simile” (“omeos” in greco antico, appunto), ovvero che per curare una patologia occorre introdurre una sostanza analoga a ciò che la genera, ma estremamente diluita.

L’altissima diluizione del principio attivo nei farmaci omeopatici è uno dei principali motivi per cui attualmente l’omeopatia viene considerata priva di fondatezza scientifica e la sua efficacia non è dimostrabile se non in termini di effetto placebo. Tornerò su questo punto più avanti.

Le medicine naturali ti “curano” solo quando in realtà non hai niente

Anche questa è una banalizzazione controproducente spesso sostenuta dai detrattori più totali delle cure naturali.

E’ vero, piuttosto, che l’efficacia delle varie forme di medicina naturale varia a seconda della patologia, delle condizioni del paziente e di molti altri fattori, tra i quali non sempre rientra la gravità della situazione.

E’ vero, ad esempio, che una persona particolarmente sensibile all’ipnosi può essere portata in uno stato di anestesia senza l’uso di farmaci, tanto che sono documentati casi di pazienti allergici ai farmaci anestetici sottoposti a importanti operazioni chirurgiche sotto ipnosi, ottenendo ugualmente l’annullamento completo del dolore.

D’altro canto, è estremamente improbabile che un’infezione batterica, da quelle che possono provocare una banale influenza a quelle potenzialmente letali, possa essere debellata da qualsiasi cosa che non sia una terapia antibiotica sapientemente impostata e correttamente seguita fino alla fine.

Credo inoltre che sia utile ridefinire almeno parzialmente il concetto di “non avere niente”: una persona che si porta dietro da anni un dolore muscolare, un disturbo del sonno o un’emicrania “non ha niente” se gli esami medici non evidenziano nessuna causa organica? Questo rende meno reale la sua sofferenza? O forse è la medicina così come la conosciamo ad avere una visione parziale del problema, con la sua separazione eccessiva tra mente e corpo e la sua estrema parcellizzazione, che in nome della sofisticatezza delle specializzazioni accademiche perde di vista la complessità dell’organismo nella sua interezza?

A questo punto non posso più esimermi dallo scottante tema dell’effetto placebo, a cui la consapevolezza della connessione tra mente e corpo ci conduce necessariamente.

L’effetto placebo

Qui si apre davvero un discorso complesso, che sconfina dal campo della salute fisica e psicologica verso l’etica e la filosofia.

Si parla di effetto placebo quando una cura ottiene il risultato atteso non per effetto del suo principio attivo, ma per una dinamica psicologica in cui l’aspettativa di guarigione, la fiducia nella cura, la relazione d’aiuto con il professionista e la speranza concorrono a generare nel paziente un miglioramento effettivo, ma inspiegabile da un punto di vista scientifico.

Esistono ambiti in cui l’influenza della psiche sul corpo è molto ampia, e di conseguenza l’effetto placebo è potente: la percezione del dolore e la salute mentale sono i principali tra questi (basti pensare al fatto che alcuni farmaci antidepressivi perdono la loro efficacia a livello chimico nel giro di poche settimane, ma continuano ad essere assunti per anni in quanto molti pazienti li percepiscono come indispensabili e irrinunciabili per il loro equilibrio emotivo).

Esistono invece ambiti in cui l’effetto placebo è impossibile, tra questi la contraccezione e le infezioni da agenti patogeni esterni.

E’ lecito, tuttavia, equiparare del tutto l’effetto placebo a una truffa, a un inganno, a una falsità, a qualcosa che la “vera” medicina deve combattere ad ogni costo?

Esistono studi sperimentali in cui l’utilizzo di una pastiglia priva di qualsiasi principio attivo ha sortito effetti antidolorifici anche se il paziente era informato che si trattava di un placebo.

Ne esiste un altro, condotto sul dolore post-operatorio, in cui l’efficacia di un placebo somministrato da un infermiere premuroso, rassicurante, dovizioso di spiegazioni e capace di attivare nel paziente l’aspettativa del benessere ha uguagliato quella di un vero farmaco antidolorifico somministrato tramite flebo gestita automaticamente da un computer.

E se la moxibustione cinese si associa nel 70% dei casi al rivolgimento corretto di un feto podalico negli ultimi due mesi di gravidanza, cosa importerà alla mamma che ha evitato un cesareo o un parto difficilissimo e rischioso, se il risultato è dovuto davvero al calore applicato sul mignolo del piede o ad un suo atteggiamento mentale?

E’ stato dimostrato che la qualità della relazione tra professionista e paziente gioca un ruolo fondamentale non solo nell’efficacia dell’effetto placebo, ma anche dei farmaci “veri”: questo dovrebbe rendere evidente che una divisione netta tra mente e corpo, tra malessere e benessere mentale e fisico, è artificiosa e riduttiva.

Occorre quindi un atteggiamento equilibrato che coniughi apertura e cautela, umiltà e informazione:

sotto alcuni aspetti la nostra medicina, quella scientifica, positivista e tecnologica, è solo una tra le tante medicine che le diverse civiltà umane hanno messo a punto nel corso della storia, è solo, come direbbero gli antropologi, una etnomedicina tra le altre, al pari della millenaria medicina cinese o dei rituali per noi misteriosi degli sciamani sudamericani.

Il sistema scientifico spiega molte cose, ma ne ignora completamente molte altre, che magari sono invece l’essenza di altri sistemi per pensare il corpo, la psiche, la malattia e la cura.

Ciò detto, è innegabile che la medicina così come la conosciamo noi ha portato a un miglioramento esponenziale della qualità e della durata della vita umana, e ad un progresso inimmaginabile.

Basti pensare che il virus dell’HIV è stato identificato solo negli anni ‘80, e in poco più di 30 anni siamo passati dal considerarlo equivalente a una condanna a morte, a disporre di terapie che permettono ad un malato di vivere quanto una persona sana e persino di avere figli sani.

O che nessuno è mai sopravvissuto al virus della rabbia, ma il vaccino, se somministrato prima dell’insorgere della fase acuta della malattia, salva la vita nella totalità dei casi.

Basti pensare, (anche se pensarci non basta) che oggi, nel 2019, nei Paesi poveri dove l’accesso alla medicina per come la conosciamo noi è insufficiente, la mortalità infantile è fino a 20 volte superiore di quella che abbiamo in Italia.

La medicina occidentale è uno dei più grandi successi dell’umanità, e allo stesso tempo non è né infallibile, né esaustiva, né completa, né incontestabile, né perfetta.

Allo stesso modo, altri sistemi medici, compresi quelli basati sull’accesso a un universo poco o per nulla chimico e molto o del tutto simbolico, hanno un loro senso e una loro efficacia nei contesti socio-culturali in cui sono nati e cresciuti, e hanno anche ampie lacune e zone grigie.

L’umiltà a cui ho accennato prima sta sia nel riconoscere la fallibilità e la parzialità del nostro sistema di cura, sia nel rinunciare ad ogni pretesa di appropriarci indiscriminatamente di altri sistemi di cura provenienti da altre epoche e culture, banalizzandoli, sradicandoli dall’universo simbolico, culturale, storico e sociale che conferisce loro senso, piegandoli alle nostre categorie mentali e alle nostre logiche, snaturandoli in nome di qualche promessa tanto miracolosa quanto redditizia.

Occorre quindi, torno a dire, un atteggiamento equilibrato: apertura, voglia di conoscere, curiosità, capacità di affidarsi a qualcosa che resta in parte inspiegabile da un punto di vista scientifico, dovrebbero coesistere con cautela, voglia di documentarsi, discernimento e senso critico.

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