LA DISFUNZIONE ERETTILE PSICOGENA – PARTE II: ALCUNI CONSIGLI

In un precedente articolo (potete leggerlo qui) ho provato ad illustrare, senza la pretesa di essere esaustiva,la disfunzione erettile di origine psicogena e le diverse dinamiche e situazioni che possono esserne alla base.

Stavolta vorrei dare alcune idee e spunti utili per le coppie che vivono questa situazione. Sia l’uomo che porta il problema, sia la persona al suo fianco, infatti, possono avere un ruolo ugualmente importante.

Naturalmente non c’è a maggior ragione alcuna pretesa di esaustività, e questi consigli generali non possono sostituire un vero percorso terapeutico personale.

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– Affrontate il problema

Anche se una parte dei disturbi sessuali in genere è transitoria e si risolve spontaneamente, la disfunzione erettile, soprattutto in età giovane, comporta un significativo calo della qualità della vita. Ogni uomo che ne soffre merita quindi di risolvere il problema nel modo migliore e più rapido possibile, e questo comporta prendere in mano attivamente la situazione, piuttosto che aspettare che la tempesta passi.

Questo talvolta è reso più difficile dalle tipiche affermazioni che si sente rivolgere, o rivolge a se stesso, chi soffre di un qualsiasi disturbo psicosomatico: “è solo una tua fisima”, “basta che non ci pensi”, “è solo nella tua testa” e frasi simili contengono l’idea che quando un disturbo non è di natura fisica sia meno reale. Anche quando questi messaggi vengono espressi con le migliori intenzioni, hanno implicazioni svalutanti e banalizzano il vissuto di chi porta il problema.

Non lasciatevele rivolgere, non rivolgetele a voi stessi e non rivolgetele al vostro compagno se lui soffre di disfunzione erettile.

Affrontare il problema diventa particolarmente importante se si considera che la probabilità di risolverlo è tanto più alta quanto prima si interviene, mentre tutto diventa più difficile se si lascia che la disfunzione si incisti per mesi o addirittura anni.

– Create le condizioni ottimali

Può darsi che ci sia qualcosa di concreto nelle vostre abitudini sessuali che ostacola la serenità del rapporto, sarà allora utile scoprire cos’è e cambiarlo.

Alcune coppie, oberate dai ritmi frenetici della vita quotidiana, non riescono a dedicarsi ai momenti intimi con sufficiente calma e tranquillità: la fretta imprime all’incontro un’ansia e una necessità di “efficienza” che rischiano di produrre l’effetto contrario. Se questo è il vostro caso, chiedetevi quanto la vostra intimità sia più importante per voi di altre attività, e dedicate ad essa un tempo maggiore e migliore di conseguenza.

Altre coppie sono penalizzate dal non aver ancora trovato il metodo contraccettivo più adatto a loro. I metodi contraccettivi efficaci e sicuri sono i prodotti a base di ormoni, in pillole o in cerotti, e il profilattico, quest’ultimo è inoltre l’unica protezione contro le malattie a trasmissione sessuale. Accorgimenti approssimativi come il coito interrotto non sono sufficienti, e il permanere della paura di una gravidanza o di un contagio può alimentare la disfunzione erettile.

Ogni metodo contraccettivo è diverso ed ha i suoi pro e contro: valutateli, provatene diversi, cercate informazioni corrette e affidabili presso il vostro consultorio, parlatene e scegliete insieme.

– Liberatevi dei “terzi incomodi”

Chi mai riuscirebbe ad avere un rapporto sessuale in presenza di altre persone che osservano la scena, a parte i pornoattori? Forse nemmeno loro, se quelle altre persone fossero un capo che li rimprovera, un commercialista che rammenta insistentemente la scadenza di un pagamento o una madre che sottolinea quanto sia sbagliato secondo lei avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio.

Per molte coppie che soffrono di disfunzione erettile il problema è proprio questo, ovviamente in senso metaforico. Qualcuno o qualcosa è psichicamente presente nella camera da letto e disturba l’intimità della coppia.

Può essere un pensiero intrusivo da cui non si riesce a prendere le distanze nemmeno nel momento dell’incontro erotico: ad esempio pressioni lavorative o incombenze quotidiane, con l’ansia e il senso di impotenza che possono trasmettere. A volte, un altro legame è così forte da invadere spazi e momenti che vorrebbero essere dedicati alla persona amata. Un genitore iper-affettivo e controllante può restare presente nella mente del figlio al punto da invadere i suoi momenti intimi con proibizioni, messaggi svalutanti e paure.

E’ necessario lasciare tutto ciò fuori dalla camera da letto. Se questo risulta particolarmente difficile, è probabile che ci sia bisogno di regolare i conti con tali pensieri o relazioni in altri spazi e momenti.

– Rassicuratevi reciprocamente

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, la disfunzione erettile è accompagnata molto spesso da un crollo dell’autostima e da un senso di inadeguatezza in entrambi i membri della coppia.

Questi vissuti infatti, oltre a colpire comprensibilmente l’uomo con disfunzione erettile, toccano anche l’altra persona, che si trova a dubitare di essere amata e desiderata.

Entrambi possono vivere un’intensa paura di essere rifiutati, abbandonati o sostituiti.

E’ quindi molto importante per entrambi rassicurare ed essere rassicurati sul fatto che quanto sta accadendo non toglie nulla a ciò che provate reciprocamente e alla vostra relazione, sia essa una divertente avventura sospinta dall’attrazione, una storia d’amore in evoluzione o un matrimonio su cui si punta l’intera vita.

Entrambi non dovreste ingigantire il problema o comportarvi come se si trattasse di un fallimento e di una delusione irreparabile.

– Siate protagonisti, non registi

In questo momento sono due le vostre principali nemiche: l’idea che il rapporto sessuale sia una “prestazione” da effettuare al meglio, e la tendenza ad auto-osservarvi criticamente e con ansia.

Paradossalmente, per poter tornare ad avere un rapporto sessuale soddisfacente per voi e per l’altra persona, avete bisogno di non sentire il bisogno di soddisfare nessuno. Ogni minima parte di voi e di questo incontro erotico va bene così com’è.

Nel momento in cui si verifica un intoppo in ciò che solitamente avviene in modo del tutto spontaneo, è molto probabile che si entri in uno stato di iper-vigilanza, in cui l’uomo è assorbito dall’osservazione preoccupata delle proprie reazioni corporee, dalla paura di non farcela e da molti altri pensieri. E’ quasi come se invece di vivere questo momento, lo guardaste dall’esterno, come un regista esigente che ha scarsa fiducia e stima dell’attore protagonista.

Dovreste invece lasciare da parte tutto ciò e concentrarvi sul vivere le vostre sensazioni. Immergetevi nell’esperienza erotica anziché osservarla e osservarvi criticamente.

– Rivolgetevi ad uno specialista

Nel precedente articolo abbiamo parlato delle aspettative stereotipate di cui sono vittime gli uomini: queste comprendono anche l’idea che un uomo debba sempre “essere forte” e che ciò significhi “farcela da solo”. Spesso, però, chiedere aiuto non significa essere deboli, e la più grande dimostrazione di forza è fare ciò che è meglio per noi indipendentemente dal giudizio degli altri.

E’ comprensibile che ci si senta in imbarazzo a parlare di un problema sessuale con una persona sconosciuta, ma ci sono molte cose che uno psicologo o uno psicoterapeuta possono fare per aiutarvi a risolverlo.

Esiste un metodo chiamato terapia mansionale integrata, basato su quelli che potremmo chiamare “esercizi” sessuali da fare in coppia, diversificati a seconda del tipo di problema e in grado di aiutare le persone ad avere o riavere una vita sessuale soddisfacente.

E’ inoltre possibile lavorare su alcuni specifici aspetti psicologici che generano o alimentano la disfunzione erettile, ad esempio un’eccessiva tendenza all’autocritica o una precedente delusione sentimentale non ancora del tutto superata.

Talvolta, questo passo può essere uno stimolante e sorprendente trampolino di lancio per un lavoro terapeutico più approfondito e completo sulla vostra persona, la vostra storia di vita e il vostro mondo emozionale, che vi porterà a crescere e conquistare una consapevolezza e un benessere che vanno al di là dell’ambito sessuale.

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DISFUNZIONE ERETTILE PSICOGENA: UN TABU’ DA AFFRONTARE – PARTE I

Nei nostri tempi si parla molto, e giustamente, degli stereotipi e delle aspettative sociali di cui sono vittime le donne.

Ciò di cui purtroppo si parla molto meno sono i ruoli stereotipati di cui sono vittime gli uomini.

Pur nei grandi cambiamenti culturali che la nostra società ha attraversato e sta attraversando, resta l’idea di fondo che un uomo per essere tale debba essere forte, prestante, padrone di ogni situazione e sempre pronto all’azione… anche per quanto riguarda il sesso.

Soprattutto dagli uomini giovani ci si aspetta che siano sempre sessualmente eccitati e disponibili.

In questo contesto, si comprende quanto sia difficile per chi ha problemi di erezione accettare e affrontare questa situazione.

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La disfunzione erettile è la persistente difficoltà o impossibilità ad avere o a mantenere l’erezione a sufficienza per vivere un rapporto sessuale soddisfacente. Non va confusa con altri disturbi sessuologici maschili, come l’anorgasmia o l’eiaculazione precoce, e non equivale nemmeno a un calo del desiderio sessuale.

Anche se di solito il desiderio sessuale resta presente nonostante la disfunzione (cosa che ovviamente alimenta una forte frustrazione), talvolta un calo del desiderio potrebbe insorgere in seguito alla disfunzione, come strategia di difesa inconscia che permette all’uomo di sottrarsi dalla situazione problematica.

E’ importante inoltre ricordare che occasionalmente l’erezione può mancare per i più svariati e banali motivi, dalla stanchezza all’eccesso di alcool alle condizioni ambientali non ottimali (ad esempio un luogo troppo freddo, o una probabilità oggettivamente alta di subire intrusioni da parte di coinquilini o famigliari durante l’atto). Se si tratta di un episodio isolato e raro non deve destare attenzione o preoccupazione.

Anche se i dati statistici sulla disfunzione erettile in Italia sono contraddittori e di difficile interpretazione (a seconda dei diversi studi e dell’età dei pazienti la percentuale stimata varia tra il 2 e il 48% della popolazione maschile), due cose sono certe: primo, questo disturbo colpisce molte più persone di quante si potrebbe pensare; secondo, anche se l’incidenza aumenta notevolmente al crescere dell’età, il numero di uomini giovani che ne soffrono non è trascurabile. Talvolta, anzi, il problema si manifesta immediatamente alle prime esperienze sessuali nella vita.

In questo articolo vorrei concentrarmi sulla disfunzione erettile di origine psicologica e relazionale, e non fisica. Se soprattutto negli uomini in età più avanzata il problema è di competenza medica, tra gli uomini più giovani si tratta più spesso di un disturbo psicosomatico.

Il fatto che l’erezione si manifesti senza difficoltà in situazioni diverse dal rapporto sessuale con un’altra persona, ad esempio nell’autoerotismo o al risveglio mattutino, dovrebbe rassicurare del tutto l’uomo sul fatto che non ha alcun problema organico, né tanto meno la prospettiva di un declino irreversibile.

Se l’erezione è assente in qualsiasi momento e situazione, approfondimenti medici possono essere utili per scoprire eventuali cause organiche. Malformazioni, malattie croniche, uso regolare di alcuni tipi di farmaci e stili di vita antisalutari possono essere tra le cause mediche della disfunzione.

Nel caso in cui il problema non sia fisiologico, però, questo non significa certo che non sia reale, e non va minimizzato o sminuito.

Ma quali sono le cause per cui un uomo senza alcun problema organico avrebbe persistenti difficoltà di erezione? I fattori sono molteplici e di diversi tipi, e vanno pensati come parti interagenti e interconnesse di una dinamica complessa.

L’uomo che soffre di disfunzione erettile psicosomatica si trova in una condizione in cui per qualche motivo non riesce a lasciarsi andare nel rapporto, abbandonando difese, giudizi e paure.

Abbiamo già accennato a come le aspettative sociali abbiano un ruolo nel mettere in difficoltà gli uomini con la loro sessualità. Lo stereotipo dell’uomo “macho” è ancora presente, e pone agli uomini uno standard di virilità, prestanza e forza con cui il confronto obbligato può essere difficile da sostenere.

Il sesso oggi sembra apparentemente sdoganato, liberato da ogni tabù, quasi esibito fino all’eccesso: il consumo di materiale pornografico, in questo senso, aggiunge un ulteriore livello di complessità a quanto detto finora. Soprattutto ai giovani uomini alle prime esperienze sessuali, infatti, la pornografia pone aspettative e modelli irrealistici rispetto alla “prestazione” sessuale: nel momento in cui, ovviamente, la realtà non corrisponde a quella rappresentazione distorta ed esagerata, si innescano e si alimentano paure di non essere all’altezza e di apparire inadeguati.

Accanto a questi imperativi di prestanza e disinibizione, però, ne è presente un altro di segno opposto e contraddittorio, fortemente intriso anche di implicazioni religiose: è la proibizione nei confronti della sessualità, che per quanto sia sempre stata più severa verso le donne e si sia negli ultimi decenni notevolmente allentata, condiziona ancora a livello profondo la vita psichica di tutti noi, anche quando non ce ne rendiamo conto.

E’ facile capire quanta conflittualità e quanto stress possa derivare dalla sotterranea convinzione che il sesso sia qualcosa di sbagliato, sporco o pericoloso, quando questa idea coesiste con una massiccia iper-sessualizzazione dell’esperienza umana.

I fattori culturali menzionati finora hanno maggiore presa quando trovano terreno fertile nella mente di chi si porta già dentro un’insicurezza di fondo, un generale senso di inadeguatezza preesistente, una bassa autostima, un’immagine di sé povera e svalutata.

Esistono altri stati emotivi che possono influire negativamente sull’erezione: ad esempio stress, stanchezza e ansia, magari dovuti al lavoro o comunque a situazioni che non hanno niente a che fare con la sessualità. Queste condizioni però dovrebbero essere solo momentanee e passeggere, e se la disfunzione persiste per mesi non è utile utilizzarle a oltranza come spiegazione.

Anche la tristezza cronica, che può arrivare a configurare una vera e propria depressione, ha effetti negativi sulla sessualità. E’ estremamente probabile che in questo caso alla disfunzione erettile si accompagni un generale calo del desiderio sessuale. La depressione, spesso vista erroneamente come un disturbo tipicamente femminile, va riconosciuta e trattata con la massima attenzione.

Anche alcune specifiche paure possono dare luogo a una “diserzione” del corpo come inconscia strategia di difesa: particolarmente rilevanti sono la paura di dare luogo ad una gravidanza indesiderata o di contrarre una malattia a trasmissione sessuale.

L’ambito su cui però è più utile e interessante riflettere è quello della relazione, sia quando si cercano le cause della disfunzione erettile, sia quando se ne cerca la soluzione.

Qualsiasi disturbo sessuale, sotto molti punti di vista, è sempre in una certa misura un disturbo di coppia.

Come abbiamo già visto, nella stragrande maggioranza dei casi la disfunzione erettile di origine psicogena si manifesta solo durante i rapporti a due, e non in altre situazioni.

Molto spesso, infatti, il nodo del problema sta in una visione distorta e riduttiva del rapporto sessuale come una “prestazione”.

L’idea che la durata del rapporto, la grandezza del pene o la quantità di piacere che si riesce a dare all’altra persona definiscano il valore di un uomo, genera uno stato mentale e cerebrale di ansia e di iper-vigilanza che è l’esatto opposto del gioioso abbandono che permette di vivere bene la sessualità.

Una relazione amorosa conflittuale è un altro dei fattori che possono essere alla base del problema: rancore, rabbia, disamore o altri sentimenti negativi inconsci e nascosti, quando non vengono espressi a parole, possono essere manifestati dal corpo, che di propria silenziosa iniziativa si nega.

Più spesso, però, la situazione è diametralmente opposta: molti uomini hanno difficoltà di erezione proprio quando vivono un intenso coinvolgimento affettivo, anche se non le hanno nei rapporti sessuali occasionali o a pagamento.

In questi casi la dinamica emotiva alla base del problema può essere la paura, consapevole o meno, di legarsi troppo a una persona. Questo a sua volta può spaventare per svariati motivi: la perdita della libertà (sessuale e non), il rischio di essere abbandonati, la necessità di assumersi delle responsabilità.

Chi ha già avuto esperienze sentimentali finite male, che hanno comportato molto dolore, è più vulnerabile alla paura di fidarsi e coinvolgersi nuovamente in una relazione amorosa.

Inoltre, quando teniamo molto ad una persona, attribuiamo maggiore importanza al suo giudizio e all’immagine che questa ha di noi: maggiore è l’investimento affettivo, maggiore può diventare il timore di non soddisfare l’altro, di non essere adeguati, di deluderlo. E questa paura rischia di dare luogo, anche a livello neurologico e biochimico, a circuiti di ansia e iper-vigilanza che ostacolano l’eccitazione erotica.

Spesso, purtroppo, il manifestarsi di difficoltà di erezione instilla nell’altra persona la paura di non piacere, di essere rifiutata, di non essere in grado di provocare eccitazione o di essere sul punto di venire lasciata.

Come si vede, entrambi i membri della coppia con disfunzione erettile finiscono paradossalmente per provare gli stessi dolorosi vissuti di insicurezza, auto-svalutazione e paura dell’abbandono.

Qualunque siano le dinamiche psicologiche e relazionali che determinano la comparsa della disfunzione erettile, il rischio più grande è quello che si crei un circolo vizioso: in seguito ad uno o pochi episodi passeggeri si alimenta l’aspettativa che il problema si ripresenti, il che genera ansia da prestazione, vissuti di inadeguatezza, paura di deludere o addirittura perdere la persona amata. Queste emozioni hanno effettivamente conseguenze negative sulla comparsa o sul mantenimento dell’erezione, dando luogo ad un altro “fallimento” e alimentando ulteriormente la percezione che il problema sia insormontabile.

Fortunatamente non è così, e la probabilità di riuscire a risolvere il problema è tanto più alta quanto più tempestivamente lo si affronta.

Nel prossimo articolo, quindi, parleremo di ciò che si può fare per ritrovare una sana e soddisfacente vita sessuale.

IL CORPO PARLA (E 8 MODI DI DIRE DIMOSTRANO CHE LO SAI GIA’)

“E’ tutta questione di testa!” “Sono solo tue fissazioni, in realtà non hai niente!” “Potresti stare bene se solo non ci pensassi così tanto!”
Sono frasi che feriscono, fanno stare male più di quel mal di testa, di pancia o di schiena che non vuol saperne di passare.
L’idea che un malessere fisico possa avere origine psicologica per molti può suonare offensiva e svalutante, come se equivalesse a un’accusa di “fingere” o “inventarsi” di stare male. Questo pregiudizio è così radicato che perfino il termine scientifico “psicosomatico” è diventato sinonimo di qualcosa che banalizza il malessere, sminuisce il paziente e minimizza il suo sentire.
La realtà è totalmente diversa e notevolmente più complessa, non solo dal punto di vista del paziente, ma anche del professionista della salute psicologica.

Nella nostra cultura siamo abituati a considerare il cervello come unica sede della psiche e la parola come sua unica possibilità di esprimersi. L’idea che una sofferenza emotiva possa manifestare la sua presenza attraverso un sintomo fisico è qualcosa a cui molti di noi faticano a dare un senso.
Ecco allora che le visite dal medico di base si fanno sempre più frequenti, e tutti i possibili esami specialistici seguono di pari passo; le confezioni di medicinali occupano sempre più spazio in casa, e siamo pronti a provare qualsiasi metodo pur di stare meglio; il malessere monopolizza le nostre conversazioni, e nella ricerca di risposte alle nostre domande ci affidiamo sempre di più a Internet e ai social network, dove le informazioni contraddittorie e false date da ogni tipo di persone non qualificate sono di gran lunga più numerose dei veri pareri medici.
Tutto questo ci sottrae tempo, energie mentali e denaro.
A volte nonostante tutto il problema persiste, resiste anche ai farmaci oppure scompare per brevi periodi solo per poi ripresentarsi nella stessa forma o “migrare” in un’altra parte del corpo.
In questi casi, considerare l’ipotesi che il malessere fisico sia un’espressione della psiche è qualcosa che dobbiamo a noi stessi, se vogliamo portarci il rispetto che meritiamo.
Quando abbiamo dentro un dolore emotivo, una tristezza, una delusione, una rabbia, una paura, un’ingiustizia, di cui però non riusciamo a parlare, la nostra psiche ha a disposizione il nostro corpo come mezzo per farci sapere che qualcosa non va, e che c’è bisogno di un cambiamento ben preciso.
Il sintomo fisico, allora, proprio come quello psicologico, non va combattuto ed eliminato come un fastidioso contrattempo, ma accolto e ascoltato come un prezioso messaggio dalle nostre profondità. Solo a quel punto il sintomo avrà svolto la sua funzione, pertanto non ce ne sarà più bisogno e potrà scomparire da solo o essere eliminato efficacemente.Psicosomatica
Qualsiasi condizione medica può avere una componente psicosomatica, anche se alcuni tipi di disturbi si prestano più di altri a fungere da canale di comunicazione per il malessere psichico. Ciò non significa che determinati mali abbiano sempre origine psicologica, nè tantomeno che componenti emotive e fisiche si escludano a vicenda, anzi, si tratta sempre e comunque di un’interazione tra le due facce di una stessa medaglia.

I sintomi, qualunque sia la loro provenienza, sono reali. L’origine psicosomatica di un disturbo non autorizza a minimizzare la sua gravità, a dubitare della sua esistenza nè a ignorarlo: indica semplicemente che la strada per risolverlo passa, almeno per alcuni tratti, fuori dal territorio del medico.

Come chi mi segue sa, la psicologia non è qualcosa di astratto, misterioso e avulso dalla realtà, ma anzi trova spesso corrispondenza nel buon senso comune. Per questo, ho individuato alcuni modi di dire di uso quotidiano che ci aiuteranno a capire in modo immediato che le profonde corrispondenze tra corpo e psiche sono qualcosa che tutti già conosciamo, e che fa già parte del nostro linguaggio abituale, anche se non sempre vi facciamo caso.
Questo piccolo “dizionario” psicosomatico ovviamente non va preso alla lettera, e non è mia intenzione sostituire o sminuire le competenze di un medico. L’obiettivo è solo quello di proporre uno spunto di riflessione affiancando un diverso punto di vista.
– Caricarsi il mondo sulle spalle:
Quante volte nella nostra vita famigliare o professionale ci assumiamo responsabilità non nostre, siamo oggetto di aspettative eccessive da parte degli altri o pretendiamo di risolvere da soli problemi più grandi di noi? Tutti questi “pesi” possono farci soffrire di mal di schiena finchè non troveremo il coraggio di scrollarceli di dosso.

– Mi sta qua!
L’eloquente gesto di colpirsi il petto o la base del collo con la mano disposta di taglio, con cui di solito si accompagna l’esclamazione, fa pensare a un ostacolo che ci impedisce di parlare e dire ciò che davvero pensiamo di una persona che ci è sgradita o di una condizione che non riusciamo ad accettare. Un senso di soffocamento o di costrizione al petto o alla gola, apparentemente immotivato o che si presenta regolarmente quando ci troviamo in una determinata situazione, può avere proprio questo significato. Forse potrà lasciarci quando riusciremo a rivelare i nostri veri sentimenti in una situazione in cui è difficile farlo.

– Non riesco a digerirlo:
In modo simile a quanto detto al punto precedente, una situazione che proprio “non ci va giù”, una delusione che “ci resta sullo stomaco”, una novità che “non riusciamo ad assimilare” o una relazione che ci “intossica” possono giocare un ruolo importante in problemi digestivi, inappetenza, conati di vomito ricorrenti o difficoltà a deglutire. Questi problemi possono anche essere legati a una forte ansia che abbiamo bisogno di affrontare.

– Prendersi il mal di pancia (di fare qualcosa):
Equivale a “darsi il disturbo”, preoccuparsi o incaricarsi di fare qualcosa, solitamente un’incombenza sgradevole, che magari altri eludono. Ma quando “ci diamo troppi mal di pancia”, ricorrenti problemi intestinali possono essere sintomi di un sano bisogno di “espellere” dalla nostra vita ciò che ci procura ansia e fatica eccessive.

– Lo sento a pelle:
La pelle è un organo meraviglioso, abbastanza solido da proteggere efficacemente il corpo dagli innumerevoli agenti esterni potenzialmente aggressivi, ma anche tanto sensibile da permetterci di percepire attraverso il tatto. Può essere ferita e rigenerarsi, ed è il primo e più primitivo mezzo di relazione tra il neonato e la madre. Pertanto dermatiti, psoriasi, irritazioni e altre alterazioni del delicato equilibrio della pelle talvolta ci parlano di una compromissione dell’altrettanto delicato equilibrio tra relazione con l’altro e definizione della propria individualità.

– Mi fa cadere le braccia:
Questa espressione rende benissimo un senso di incredula rassegnazione a una situazione deludente e ripetitiva, in cui chi parla sente che qualsiasi reazione sarebbe inutile.
Se proviamo un ricorrente senso di spossatezza durante il giorno o fin dalla prima serata, non giustificato da particolari sforzi fisici, possiamo provare a chiederci se è la rassegnazione a toglierci le energie. Potremmo perfino scoprire, col tempo ed eventualmente con un aiuto esterno, che il cambiamento non è fuori dalla nostra portata.

– Non dormirci la notte:
Può sembrare scontato che spesso l’insonnia nasca da una preoccupazione, una paura o un pensiero fisso angosciante. Tuttavia, quando capita a noi, a volte siamo più propensi ad assumere sonniferi o psicofarmaci piuttosto che a chiederci qual è la radice del problema, e ad affrontarla con i mezzi che abbiamo a disposizione, incluso eventualmente l’aiuto di uno psicologo.

– Rosicare/rodersi:
Questa colorita metafora, di solito riferita a chi ha subito una sconfitta o desidera qualcosa che non possiede, esprime uno stato di tensione, amarezza e aggressività. Queste stesse emozioni possono essere alla base del bruxismo, una disfunzione che consiste nel digrignare rumorosamente i denti durante il sonno. Generalmente il paziente non si accorge di farlo, ma dal bruxismo possono derivare dissapori di coppia dovuti al disturbo che il rumore arreca al sonno del partner e, alla lunga, problemi odontoiatrici. Si trovano oggi in commercio appositi oggetti da tenere in bocca durante la notte per attutire il digrignamento e proteggere i denti, ma vale comunque la pena di prendere atto del fatto che l’aggressività non è sempre e solo qualcosa di negativo: anzi, è una componente fondamentale dell’assertività, della forza di volontà e della capacità di salvaguardare noi stessi e le cose a cui teniamo.
Abbiamo visto, con l’aiuto di alcuni esempi, che la sfera psicosomatica influisce in modo decisivo su alcune condizioni mediche molto diffuse.
In questi casi, il solo intervento del medico può non essere sufficiente, e può essere utile quello dello psicologo. Aspettiamo con fiducia il momento in cui ci si renderà conto che l’istituzione della figura dello Psicologo di base in affiancamento al Medico di base comporterebbe un notevole miglioramento della salute pubblica, con un forte risparmio sia per il cittadino che per il Sistema sanitario nazionale in termini di denaro, tempo ed energie spesi in visite, accertamenti diagnostici e farmaci inefficaci perchè non pertinenti alla natura di alcuni problemi.